corpo

“lode” è : “canto”, “poesia”, è…“bellezza”.

Pur essendo uno studente di ingegneria elettronica, la mia passione era indubbiamente la musica. Erano gli anni dei Beatles, dei Rolling Stones, metà degli anni sessanta. Con dei miei amici ho formato un complesso beat, “I Notturni”, forse per una mia abitudine innata di comporre e suonare di notte, che non mi lascia tuttora. Col gruppo abbiamo avuto subito un discreto successo. Siamo risultati terzi in un concorso che si tenne allora fra nuovi complessi per tutta Italia. Anche la famosa casa discografica RCA Italiana aveva mostrato per le mie canzoni un certo interesse.

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‘Farsi uno’ nella propria arte

La mia esperienza verte sul mondo della spettacolo nel quale ho vissuto per più di cinquant’anni e nello specifico, della danza. Forse non c’è espressione artistica più coinvolgente e che sia implicata nel “Farsi Uno” di questa. Ascoltando le esperienze di altri artisti mi sono convinta che ogni vera opera d’arte nasce da un profondissimo momento magico di unità, uno specialissimo ‘Farsi Uno’ dell’artista con la parte più vera di sé, quella parte che non muore, quella nota a lui solo: la sua anima, dove nasce ogni vera ispirazione e ogni sincero anelito verso gli altri. Ritengo che l’arte sia sempre un’opera di unità, nelle sue infinite sfumature e intensità.

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Esperienze su alcune ‘parole’ del Vangelo

“Qualunque cosa avrete fatto al più piccolo dei mie fratelli l’avete fatto a me”

Suonavo il contrabbasso in orchestra e condividevo il leggio con un ragazzo con il quale non andavo d’accordo per niente. Avevo l’impressione che lui mi trattava da sorellina piccola e questo non mi andava. In più, quando avevamo delle battute vuote lui le contava forte: one, two, three, four… Io mi arrabbiavo e gli dicevo: forse non riesco suonare bene le note ma a contare fino a quattro da sola riesco benissimo. E così per stuzzicarmi di più, continuava… e a fine prova lui usciva da una porta ed io dall’altra. Il giorno dopo che avevo sentito per la prima volta dell’ esperienze di Chiara e le sue prime compagne proprio su questa parola “qualsiasi cosa avrete fatto al più piccolo dei miei fratelli, l’avete fatto a me”, avevo una prova di orchestra. Mi era rimasto fisso nella mente come loro lo vivevano trattando chi incontravano come fosse Gesù in persona e questo mi aveva fatto molta impressione. Allora eccomi alle prese con il mio compagno di leggio che come sempre era pronto… solo che, quando io, come sempre stavo per rispondergli male, mi è venuto in mente questa frase del vangelo e ho pensato: “ma Gesù riterrà detta a lui questa parola che dirò a questo ragazzo. Dentro subito chiaro: sì, e appena in tempo morsico la lingua e riesco a non rispondergli . Lui gira e mi dice: “ma che hai oggi, stai male? Io, niente… Alla fine della prova mi invita a prender con lui un tea e così per la prima volta conosco la persona con la quale suonavo da mesi con i suoi problemi e con quello che gli stava a cuore. E’ un fatto piccolissimo ma mi ha fatto capire che se prendo sul serio il Vangelo e lo applico alle situazioni concrete di ogni giorno qualcosa cambia dentro di me e di conseguenza anche attorno a me.

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Avventure di una vocazione artistica

Se guardo indietro fin dall’infanzia vedo, come un filo d’oro che si svolge nel tempo, la mia vita fin da bambina che va di scoperta in scoperta … in tutto ciò che mi circondava, cominciando da quando, camminando ancora a carponi, vedevo figure nelle macchie del pavimento e le indicavo disegnandole col dito. E quando scoprii che maneggiando la creta che il vasaio trasformava in vasi, io potevo trasformarla in tante figurine per il presepe, fu di grande stupore; gioivo nel continuo donare a chi mi stava accanto: una statuina per te, un’altra per te. O quando, ancora a cinque-sei anni, scoprii la primavera: rimasi senza fiato vedendo la bellezza del biancospino in fiore. E negli anni della guerra in campagna quando al tramonto la mamma mi faceva notare che le montagne non sono solo marroni e verdi, ma viola, rosa... che meraviglia la creazione!

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“copia” della realtà

Nella scuola elementare ho avuto, per la mia fortuna, una insegnante di disegno che prima di mettere qualsiasi cosa sulla carta, ci faceva fare l’esperienza del soggetto. Esempio: prima di disegnare un albero, dovevamo chiudere gli occhi, e sentire dentro di noi l’albero, e come si moveva nel vento. Dopo senza timore della forma, riempire il foglio bianco davanti a noi. Questo esercizio, in forma diversa, si ripete ancora oggi. Chiedendomi, prima di fissare un oggetto con la macchina fotografica o sul video: che cosa suscita dentro di me, e cosa voglio comunicare, e far vedere ?

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Hard Rock controcorrente

Sono Paola, ho 24 anni. Ho sempre amato il rock duro perché espressione della voglia di non conformarsi alla massa. Così ho cominciato a suonare la chitarra, finchè sono entrata nel gruppo giovanile più promettente della mia città: canzoni, concerti, successo. Dietro la grande carica sul palco ho scoperto però un altro mondo: ognuno suonava solo per esibire la propria capacità tecnica ad un pubblico più interessato all’alcool e alla droga che alla nostra musica. Dentro me l’insoddisfazione cresceva e giunto il momento di realizzare il nostro primo disco ho sentito che dovevo lasciare il gruppo. L’ ho fatto, ma la mia scelta non è stata capita ed è stato difficile rimanere coerente. Poi nel 1995 ho partecipato al Genfest (una manifestazione di giovani…): questa esperienza ha cambiato la mia vita e il mio modo di concepire la musica. Quando suonavamo non c’era quella competizione continua a cui ero abituata, ma ognuno suonava per amore, come dono per gli altri ed ho sentito forte dentro di dover rinnovare il rock e portare questo amore che avevo sperimentato a tutti quelli che ascoltano rock.

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Oltre al dolore del distacco

Alcuni anni fa, durante un periodo di indifferenza verso qualsiasi discorso religioso, ho conosciuto alcune persone che cercavano di vivere il Vangelo nella vita di tutti i giorni; fu una scoperta molto importante per me, ha cambiato completamente il mio modo di vivere , soprattutto come artista. Ora vi racconto due episodi in cui ho sperimentato la felicità nel vivere non alla mia maniera ma cercando la ”Volontà di Dio”. Avevo deciso di partecipare ad un concorso pianistico nazionale, ma il periodo della preparazione era stato caratterizzato da avvenimenti importanti nella mia vita: le mie due amiche con le quali vivevo a Treviso e a cui ero molto legata avevano fatto scelte che le portavano a spostarsi in altre città e la casa dove abitavamo doveva essere riconsegnata urgentemente ai proprietari.

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