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Chi siamo

Artisti e studiosi di tutto il mondo che si interrogano sul senso del proprio operare guardando alla luce di cui ogni opera d’arte è portatrice e alle nuove prospettive culturali aperte dalla spiritualità dell’unità. I membri di Clartè sono rappresentati da una commissione internazionale che ha sede a Grottaferrata (Roma).

Commissione internazionale

Prof. Daniele Fraccaro (Docente di Pedagogia dell'arte Accademia Belle Arti Bologna)
Antonella Lombardo (Accademia di danza Dancelab Montecatini, Italia )
Dr. Stefano Redaelli (Docente di Letteratura italiana, Università di Varsavia, Polonia)
Nacho Llamas (Visual artist Toledo, Spagna)
Prof. Marta Michelacci (Storica dell' Arte Università Genova )
Fernando Muraca (Regista Roma, Italia)
Adriana Rocha (Visual artist San Paolo, Brasile)
Paolo Vergari (Musicista Roma, Italia)
Prof. Antongiulio Zimarino (Curator Exhibition Pescara, Italia)

Obiettivi

Clartè intende operare in favore di un’arte che riscopra la sua vocazione sociale e “popolare”, che sia vera ricreazione per chi vi si accosta, dilatando l’animo al mistero e alla profezia, stimolando il pensiero e l’operare artistico per contribuire alla formazione integrale dell’essere umano.

La nostra storia

La nostra storia affonda le sue radici nei periodi più forti della vita stessa di Chiara Lubich ancora agli inizi del Movimento. Era circa il 1955 quando esclamava:

Gridare con la vita,
con le parole,
con le arti che Dio è bellezza e non solo Verità e Bontà:
questa è sempre stata la passione del movimento sin dall’inizio.

E’ di qualche anno dopo l’apertura di un centro d’arte dedicato a Beato Angelico per riunire gli artisti del Movimento ed approfondirne la loro attività alla luce del carisma dell’unità. Ancora negli anni sessanta Chiara scrive una sua meditazione ispirata alla scultura di Michelangelo, la Pietà. Questo scritto è ancora oggi fonte di riflessione per gli artisti informati dalla Spiritualità del Movimento dei Focolari.

Eccone uno stralcio:

    … l’arte è saper trasfondere in un dipinto,
in una scultura,
in un’architettura,
in una musica...
qualcosa di quel che nell’anima non muore.

Un’opera d’arte è resa così eterna da questo “qualcosa”,
per cui pur passando gli anni, le mode, i metodi,
pur progredendo la tecnica,
pur moltiplicandosi le scoperte,
quell’opera resta,
perché ha un’impronta immortale, divina. …

Basta comunque che l’artista trasfonda nell’opera l’anima sua,
e l’anima dell’artista anche se incredulo o ateo,
è sempre immortale.
L’anima è immortale perché è una….
Ed è qui credo, la prima causa dell’opera d’arte.

Se contenuto della filosofia è il vero,
dell’arte è il bello.
E il bello è armonia: e armonia vuol dire “altissima unità”.
Ora chi saprà comporre in armonia i colori e le parti di una pittura,
se non l’anima dell’artista che è una ad immagine dell’unità di Dio che l’ha creata?
E’ l’anima umana, riflesso del cielo,
che l’artista trasfonde nell’opera.

Continua poi con una logica sconcertante, mirabile:

L’artista è forse il più vicino al santo.
Perché se il santo è tale portento che sa donare Dio al mondo,
l’artista dona, in certo modo,
la creatura più bella della terra:
l’anima umana.

Nel 1965 nasce a Loppiano (la prima Cittadella del movimento dove tutti gli abitanti cercano di vivere l’amore scambievole), il Centro Ave dove alcune pittrici, scultrici e architetti lavorano insieme dando vita a molte opere e progetti monumentali in molte parti del mondo, ultima di queste la chiesa dedicata a Maria Theotókos. Nel 1966 sempre a Loppiano inizia l’attività musicale e di spettacolo di due gruppi che nel tempo diventeranno noti in tutto il mondo, il Gen Rosso e il Gen Verde.

I primi Congressi per artisti si fecero nel 1977 e 1978 in teatri veri e propri a Roma. Da allora gli artisti aderenti al Movimento, attivi in vari continenti, hanno continuato a lavorare da soli o in gruppi spontaneamente.

Sarà il Congresso dell’aprile 1999 a ridare coesione alle diverse esperienze e a rilanciare iniziative di ogni tipo e consistenza.
Nel settembre 2004 Chiara ha voluto salutare un gruppo internazionale di giovani artisti riunito in Convegno al Centro Mariapoli di Castelgandolfo e parlando a braccio ha così concluso:

    …un dovere da parte degli artisti, la riconoscenza.
La riconoscenza a Dio di quello che sta facendo attraverso di voi,
senza magari che voi lo sappiate,
senza magari che voi lo conosciate Dio,
senza che magari voi non crediate in Lui.
Ma qui c’è qualcosa di superiore,
è inutile dirlo,
c’è qualcosa di superiore,
che meraviglia,
che fa pensare,
che fa essere grati a Dio per questo che sta succedendo,
capite come?
Questa sola idea volevo dirvi.
E allora mettersi a posto prima di tutto con Lui
e lasciar che siate voi gli strumenti suoi per parlare di eternità al mondo,
perché come sappiamo la vita non è tutta qua,
c’è anche l’altra vita, c’è l’eternità che noi non sappiamo com’è,
ma sarà stupenda.
Io so che lì ci saranno danze, poesie, musiche ecc., di là.”

 

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