Messaggio per il convegno dei giovani artisti “La vocazione artistica: dare speranza” Castel Gandolfo, 5-7 settembre 2003
Carissimi giovani artisti,
vi so e vi penso radunati in questi giorni a Castel Gandolfo per il secondo vostro convegno. Siete desiderosi di seguire e di approfondire alla luce di Gesù in mezzo la vostra vocazione artistica.
L’esperienza di unità, ricca di frutti, fatta dai partecipanti al convegno dello scorso anno, vi sarà di sprone.
Il Signore non mancherà di manifestarsi ancora se procurerete di tenerlo vivo fra voi mediante il vostro continuo amore scambievole.
Igino Giordani, da noi chiamato “Foco” e ora dichiarato dalla Chiesa “Servo di Dio”, asseriva che nel nostro Ideale la religione e l’arte sono come due ali che portano a Dio.
Anzi, Dio stesso non è solamente Bontà e Verità, ma anche Bellezza. E noi tutti, sin dall’inizio, ci siamo sentiti chiamati a gridare, con tutte le nostre forze, questa verità.
Il congresso mariano dell’aprile scorso, con i suoi ampi spazi artistici di livello, ha reso ancora più manifesta questa nostra vocazione, evidenziando lo stile inconfondibile che devono sempre avere i nostri incontri: in essi Vita e Verità si richiamano e si fanno Via tramite la Bellezza.
E voi, giovani artisti, mettendo a frutto i talenti ricevuti da Dio, siete chiamati a dare, proprio in questo senso, un contributo importante alla nostra Opera.
Nella sua lettera agli artisti, Giovanni Paolo II afferma: “Nel modellare un'opera, l'artista esprime di fatto se stesso a tal punto che la sua produzione costituisce un riflesso singolare del suo essere, di ciò che egli è e di come lo è”.
Per questo vi invito a cesellare innanzitutto la figura di Gesù dentro di voi; che sia Lui stesso il vostro più profondo io. E’ questo il primo capolavoro che, con la grazia di Dio, siete chiamati a fare.
Ciò vi renderà senz’altro atti a “dare speranza” - come dice il titolo del vostro convegno - a tanti, secondo la vostra vocazione artistica
Siate certi della mia unità e del mio affetto per ciascuno di voi.