Contatti
Storia
Attività
download
guestbook
home
 



aggiornato al 17 giugno 2009

 
   
 

“Storie e voci"
prospettive interculturali dell’arte

Convegno internazionale
per operatori d'arte

12 - 14 giugno 2009
Castel Gandolfo - Roma


ATTI DEL CONVEGNO

 

Englih Italiano Espanol
 
 

THOMAS KLANN – fotografo
settembre 2002

Introduzione:

       Nella scuola elementare ho avuto, per la mia fortuna, una insegnante di disegno che prima di mettere qualsiasi cosa sulla carta, ci faceva fare l’esperienza del soggetto.

Esempio: prima di disegnare un albero, dovevamo chiudere gli occhi, e sentire dentro di noi l’albero, e come si moveva nel vento. Dopo senza timore della forma, riempire il foglio bianco davanti a noi.

       Questo esercizio, in forma diversa, si ripete ancora oggi. Chiedendomi, prima di fissare un oggetto con la macchina fotografica o sul video: che cosa suscita dentro di me, e cosa voglio comunicare, e far vedere ?

Disegnare con la luce

     L’elemento principale, nel nostro lavoro è la luce o la sorgente della luce. Il risultato dell’immagine che s’imprime sulla mia pellicola o sulla memoria della mia macchina digitale (ormai) dipende unicamente da come il soggetto è stato… illuminato.
       Cosa vuol dire in effetti la parola “fotografia”? Etimologicamente significa “disegno di luce”, oppure “disegnare con la luce”. Il protagonista della fotografia è allora proprio la luce.
      Se si guardano delle immagini di astronauti nello spazio, si noterà che attorno ad essi c’è solo il buio, il nero, nonostante il sole brilli nello spazio. In effetti la luce non la vediamo nello spazio unicamente perché non ha nulla su cui riflettersi. Ma appena essa trova un oggetto, avviene il gran miracolo della visibilità. Perché la luce, quella bianca, contiene in sé qualsiasi colore, ed è cosi in grado di rendere visibile qualsiasi cosa, di qualsiasi forma o colore.
      Questo però è vero in parte, perché l’oggetto riflette solo una parte della luce. Quella che resta viene in effetti assorbita dall’oggetto stesso. Così, se io vedo la superficie verde di un prato alpino, ciò vuole dire che tale superficie assorbe tutti gli altri colori, mentre riflette solo il verde. Ed è questo assorbimento della luce che dà vita alle cose.
  
Dimenticarsi della Leica

      Esiste anche un’altra luce, forse meno visibile immediatamente sulla pellicola, ma non meno importante dell’altra per ottenere un buon risultato finale. Oltre alla luce materiale, il risultato in effetti dipende anche dal nostro atteggiamento, cioè dalla luce che noi stessi emaniamo, dal modo come noi guardiamo l’oggetto che abbiamo davanti. La nostra luce è bianca? Oppure ha un filtro rosso o verde o violetto?

        Il discorso, è in questo caso metaforico: se cioè io guardo l’oggetto con un preconcetto, con un desiderio che non corrisponde a quelli del mio interlocutore, oppure con una inclinazione di paura, o di rifiuto, o addirittura di possesso, morbosa… ecco che la luce del mio occhio non è una luce bianca, la sola che permette all’oggetto di apparire per quello che è. E quindi il risultato ne soffrirà. Ma ci sono anche altre barriere come quella della tecnologia di supporto alla fotografia. Un'altra divisione invisibile, può essere anche lo stato sociale delle due o più persone che s’incontrano. Con quale diritto mia permesso di fotografare o filmare la miseria altrui ? Solo perché appartengo a una categoria apparentemente sociale superiore ?

      Personalmente ho fatto sempre ottime esperienze nel chiedere e dare spiegazioni della ragione o il motivo per il quale stavo riprendendo la situazione sociale. Per questo motivo, spesso venivo sostenuto e aiutato dagli abitanti dei villaggi dei mocambos in Brasile, nel quartiere di tondo a Manila o tra i massai in Africa.

La copia di Van Gogh
 
        Come fotografo, sono cresciuto in un’epoca nella quale è nato - così sostengono gli storici della fotografia - il giornalismo fotografico. La rivista Life, ad esempio, era diventata a quell’epoca una specie di capostipite di questa nuova professione. E uno slogan era andato crescendo in quel periodo: «Una foto dice più di mille parole». Si scopriva l’universalità di questo messaggero che è la fotografia, di questa nuova arte comunicativa che è la fotografia. L’immagine in fondo è come la musica: non ha bisogno di traduzione. Questa e la sua vera forza.
       Però, dopo l’entusiasmo degli inizi, poco alla volta è venuta imponendosi una domanda, che ormai appare obbligata: l’immagine, la foto, dà o può dare un’informazione completa dell’oggetto, della realtà? Una terza dimensione, ad esempio, non aggiungerebbe qualcosa all’immagine, non mi darebbe una realtà ancora più completa? o ci rimarrebbe sempre e solo una “copia” della realtà, anche se aprissimo la fotografia ad altre dimensioni supplementari?
       La risposta è ovvia: la foto è sempre una copia, anche se ha più di due o tre dimensioni. Nello stesso tempo, però, essa può introdurci alla realtà, o perlomeno avvicinarci ad essa.
       In effetti nella nostra vita siamo circondati ormai quasi esclusivamente da copie. È qualcosa che ho intuito, materialmente direi, grazie al tirocinio che ebbi occasione di fare al museo nazionale di Berlino, in cui avevo a disposizione il top della tecnologia di allora per fotografare le opere d’arte: avevamo dei negativi di un metro per ottanta centimetri! E ancor più ho capito tutto ciò quando ho avuto occasione di ammirare alcuni originali di Vincent Van Gogh: le riproduzioni che avevo visto tante volte non erano che copie, perfette quanto si vuole, ma pur sempre copie. Ed ho capito perché si afferma che il fiammingo è un pittore della luce.
         Ma l’originale di solito non è disponibile, ed allora ecco la necessità (e la bellezza) della fotografia. Il suo compito, allora, forse non sarebbe altro che, quello di invitarci a cercare di vedere l’originale, di metterci in contatto con la realtà?
        Così la foto può essere, in qualche sorta una “icona dell’altro”, cioè la rappresentazione della realtà altrui, quella “meno ingannatrice” che ci possa essere.
        L’autore della Genesi non era certo un fotografo, ma quando scrisse che l’uomo era fatto «ad immagine» di Dio probabilmente ci indicava la strada anche per il nostro guardare alla realtà. Il nostro guardare ad essa da fotografi.

 
ContattiStoriaAttivitàDownloadFotoHomepage
Copyright © 2006 focolare.org - All rights reserved.